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giovedì 6 settembre 2012

UNO SQUARCIO NEL BUIO


UNO SQUARCIO NEL BUIO
Parma, 10 settembre 2012

EVENTO DI SOLIDARIETA'
NELLA GIORNATA MONDIALE DI PREVENZIONE DEL SUICIDIO

Un piccolo viaggio dentro al buio, tra pagine, canzoni, immagini e riflessioni, per accogliere la sofferenza emotiva che accompagna la morte volontaria, alla ricerca di un dialogo possibile.
Perché, nonostante la gravità e la complessità del problema, la prevenzione non può essere vista come responsabilità dei soli esperti, ma riguarda ciascuno.

Il programma prevede letture da parte di alcune attrici dell'Associazione ZonaFranca,
riflessioni di Nicola Ferrari (psicopedagogista e formatore)
e Chiara Ometto (psicologa e psicoterapeuta),
video e interventi grafici di Stefano Grilli, immagini fotografiche di Marco Circhirillo


giovedì 22 marzo 2012

la rincorsa



A 20 anni prese la rincorsa
il tappeto portava l'impronta
della sua furia
arricciato dalla potenza
della spinta.

Il suicidio non è
un atto privato.
Non è
esercizio della volontà.

Quando una persona decide
di morire
per sua stessa mano.
Quando non sono possibili
ai suoi occhi
altre soluzioni
e
ogni strada è inutile.

Fine dei significati
Fine della speranza
Fine della fiducia

Il suicidio è una rivolta
all’assedio di se stessi.
Una rivolta all’assedio
delle aspettative altrui.
Un salto contro il domani.

Il suicidio si rifiuta
si sottrae
rinuncia.

Siamo tutti responsabili
quando uno di noi
si ammazza.
Non sappiamo in che modo,
ma è certo:
siamo responsabili.

Ci stiamo facendo
le domande giuste?
Forse ci sono stati
segni premonitori,
forse
siamo stati sordi all’avvertimento.

Dall’impatto in poi,
ogni giorno,
come una preghiera,
staremo in bilico
sullo stesso davanzale
in bilico
sul dubbio.

Che forse una nostra parola
una partecipazione diversa
se fossimo stati attenti.

E lui avrebbe
rimandato
si sarebbe dimenticato
nell’impegno quotidiano
l’impulso a
interrompere.

Abbiamo il dovere di indagare.

Il suicidio di uno di noi
sta piantato
come una lama nell’addome
della nostra coscienza:
è una ferita transfossa,
di cui non è dato morire,
e
ci accompagna
ci dissangua
ci tiene svegli.

venerdì 17 febbraio 2012

L'ENNESIMA VOLTA

Che brutto déjà vu: questa notizia l'ho letta ormai già troppe volte.

Ieri. Firenze.
Ragazzo di 20 anni.
L'ultimo urlo consegnato a Facebook:
''Addio mondo di merda. Fate come me, levatevi dal cazzo. La vita fa schifo, studiare e' inutile, tanto non si trova lavoro''.
E poi prende una sciarpa e appende la sua vita all'anta dell'armadio.

Fine.



Non c'è più tempo. All'improvviso è troppo tardi. Fine dei sogni e dei progetti. Fine dei giochi, fine delle scelte.
Rimane solo, defilata, una notizia. La solita ed ennesima. Che quasi mai si legge sui giornali. Ma se ne trovano a decine invece mettendo sul motore di ricerca un paio di parole...
suicidio - studente - scuola - facebook - 20enne (ma pure 18enne... 16enne... 13enne... 11enne!)
Tutte tragicamente uguali. Le variazioni riguardano i dettagli, i luoghi, le modalità. Qui un ponte, là i binari della ferrovia, una finestra ai piani alti, la corda tesa nel chiuso di una stanza. In un rituale tuttavia che sembra replicarsi all'infinito. In un silenzio annichilito, sordo ed impotente. In un silenzio spesso indifferente.

Ma quanti sono?
Chi se ne occupa? Il conto chi lo tiene?

Si contano i suicidi in carcere. Si contano, con precisione e giustamente: 8 dall'inizio del 2012 ad oggi, 74 nel 2011 (66 di detenuti, 8 di agenti) 912 dal 1997 ad oggi...  il dato dà la dimensione della gravità.

Chi conta invece quanti adolescenti, giovani, studenti?
Quanti suicidi nella scuola? Quanti in seguito a fallimenti, bocciature, abbandoni?
Quanti per mobbing o maltrattamenti?
Quanti fra minoranze? per discriminazioni etniche? o sessuali?
Chi fa ricerca? Chi incrocia i dati? Chi mette in relazione? Chi prova a individuare gli strumenti e gli interventi?


La Conferenza Ministeriale europea dell'O.M.S. sulla Salute mentale. Helsinki, Finlandia, 12-15 gennaio 2005, ha elaborato un Piano d’azione sulla salute mentale per l’Europa. Con l'obiettivo di affrontare le sfide e creare le soluzioni.
Il piano è stato successivamente integrato dal Patto europeo per la salute e il benessere mentale, siglato a Bruxelles il 13 giugno 2008.

Si legge tra le azioni: 
"È necessario far comprendere alla popolazione e ai professionisti, attraverso azioni di informazione generale e formazione specialistica, che la sofferenza che porta al suicidio può essere intercettata
...
Infine particolare attenzione formativa andrebbe indirizzata agli insegnanti delle scuole medie inferiori e superiori e ai medici di base al fine di poter intercettare i primi segnali di richieste di aiuto che spesso passano inosservati."
Qual'è lo stato di applicazione di quel piano?




mercoledì 15 febbraio 2012

martedì 10 gennaio 2012

IL CANTO DELLE SIRENE

Essere omosessuali è una magagna.
Ti accorgi che preferisci quelli del tuo stesso sesso e tutto quello che pensavi sarebbe stata la tua vita si stravolge.
Sarà complicato avere una famiglia, come minimo.
Sarà complicato avere un ambiente sociale, e comunque, quando ti rendi conto, hai compagni di classe eterosessuali che ti credevano 'come' loro. Scatta l'obbligo al cambiamento per somigliare a te stesso. Un cambiamento che riguarda il dire: non sono A! Bensì alef! E si tratta di un pezzo della tua identità, non qualcosa cui puoi rinunciare, tralasciabile. Tu non ti devi vestire con un cappotto piuttosto che con una giacca a vento, no. Tu devi cambiare la tua pelle, tu per primo devi accettare di essere come non era previsto che tu fossi.
Poi lo devi dire alle persone importanti. Potresti non aver paura di dirlo all'amico cui dici sempre tutto, l'amica con cui fino a ieri ti davi la mano nella sacrosanta gioia d'incontrarsi dei 14enni, e che da oggi in poi non saprà se quel darle la mano abbia una nouance sentimentale, erotica, sessuale. Sarai sporcato da quello che gli altri pensano di una persona OMOSESSUALE, perchè te lo dico fin da ora: la gente dà una connotazione solo sessuale alle persone OMOSESSUALI. Ogni persona del tuo stesso sesso penserà che ce stai a provà, che ce staresti, se lei ci provasse.

Sarai sporcato dai pensieri sporchi degli altri.

Poi vorrai e dovrai dirlo a tua madre e tuo padre. Tu a loro dici la verità. Ti hanno educato al rispetto e alla verità. E a quel punto cammini su un crinale che non è dovuto a te, bensì al loro bisogno di saperti perfetto, omologato, di saperti come dicono loro. Questa camminata ai bordi del vuoto tocca a te, i loro occhi arrabbiati di una natura, una predilezione, un istinto che non è omicida violento o antisociale, è di amore. L'impermeabilità delle loro convinzioni ti schiaffeggerà, all'improvviso non ti riconoscono più come il loro amato figlio. Meglio pazzo drogato e assassino, che omosessuale.

Ed è lì che la tentazione di scegliere il vuoto diventa un canto delle sirene.

LEGGI: 3 storie

Si è ucciso il ragazzino gay che difendeva i ragazzini gay

Confessa ai genitori: «Io gay» Non compreso tenta il suicidio

Vittima dell’omofobia si uccide a 19 anni | Roberto Festa

venerdì 23 settembre 2011

E PRIMA?

Nello stato di New York un ragazzo quattordicenne si è ucciso all’inizio della settimana. Era vittima di persecuzioni e di bullismo da parte dei suoi compagni di scuola perché si era dichiarato bisessuale e aveva intrapreso iniziative pubbliche per difendere se stesso e le persone gay e bisessuali perseguitate.
"A nessuno della mia scuola importa prevenire i suicidi" «Io parlo sempre di quello che subisco, ma nessuno mi sta a sentire. Cosa devo fare perché la gente mi ascolti?»
"A volte il danno che fa dentro di te l’odio delle persone che ti stanno attorno è troppo grande. A volte il futuro sembra troppo lontano. È quello il momento in cui il tuo cuore si spezza."
Leggi LA NOTIZIA (link esterno)

sabato 3 settembre 2011

HASHIMOTO E SUICIDIO

Due malattie:
la tioroidite di hashimoto e
che tuo figlio/fratello/compagno/amico/ragazzo si è suicidato (già la definizione, pure qui, non ha la sua parola sintetica, ma devi dilungarti nella spiegazione)

Per la tiroidite di Hashimoto c'è l'esenzione immediata (e totale) dall'acquisto dei farmaci e dalle ecografie di controllo. Perchè? E' facile: perchè non si guarisce, anzi, si peggiora nel tempo. Distrugge la tiroide piano piano. E' una malattia cronica non mortale.

Per il sopravvissutoalsuicidiodelfiglioamicocompagnoragazzo non è previsto niente.
Cosa c'è di diverso?
Niente!
Non si guarisce (anzi). Dura tutta la vita. Ti distrugge piano piano.
E non è (apparentemente) mortale.

venerdì 2 settembre 2011

E DOPO?

Cosa rimane di una madre il cui figlio si suicida?
Come reagisce il mondo attorno a un suicidio?
Cosa dicono gli amici di famiglia, a questa madre/a questo padre?
Cosa 'offre' il sistema sanitario nazionale?
Come reagiscono psicologicamente gli amici/i compagni di chi si è suicidato? I fratelli?
Per esempio: si consigliano colloqui con uno psicoterapeuta da parte della scuola, per la classe di cui il ragazzo faceva parte?
Esiste un'esenzione ticket al dsm per i parenti stretti?

Non c'è nemmeno la parola per dire: madre di figlio morto.
Moglie di marito morto: vedova.
Figlio di madre morta: orfano.
Madre di figlio morto.

Il cursore pulsa da molti minuti senza che io digiti, ma il silenzio non si dice. Punto.

giovedì 14 luglio 2011

LA SOLITUDINE

CRONACA: Parma - oggi, 14 luglio, ore 8 e un quarto circa del mattino.
Una persona scavalca il parapetto del Ponte di Mezzo e si getta nel torrente. Non è la prima volta: in questo caso un uomo di trent'anni, ora ricoverato in condizioni molto critiche.
Alcuni lettori lasciano commenti online sul sito della Gazzetta di Parma:

La solitudine più grande è quella che si prova in mezzo alla folla.
[inviato da Daniele]

la solitudine la soffro anch'io, posso capire il gesto, ma non il contesto, sto cercando di soffocare la solitudine perchè non c'è niente che possa guarirla....non c'è nessun farmaco al mondo.....e la gente che hai intorno che dovrebbe capire il tuo richiamo e darti un po d'aiuto....al giorno d'oggi nel 2011 con la nuova generazione che c'è non ti caga piu nessuno "questo è un pensiero personale" grazie a tutti 
[inviato da ROBOCOP]

martedì 14 giugno 2011

morire di scuola


SEDICENNE SUICIDA PER BOCCIATURA
Fonte: ANSA - Sassari, 12 giugno 2011 - Dopo aver appreso che sarebbe stato bocciato, un ragazzo di 16 anni, che frequentava il secondo anno di un istituto tecnico professionale, si e' impiccato a Sorso (Sassari)... Il ragazzo ha lasciato 4 lettere, 3 indirizzate ad amiche e una ai genitori, nelle quali avrebbe motivato la decisione di uccidersi.

NON AMMESSA ALLA MATURITA' TENTA IL SUICIDIO
Fonte: ANSA - Frosinone, 12 giugno
La ragazza ha ingerito una scatola di pasticche. Sottoposta a lavanda gastrica, è fuori pericolo.

GIOVANE 18ENNE SI SUICIDA A MASSA MARTANA L'ULTIMO GIORNO DI SCUOLA
Fonte: iltamtam.it - 11 giugno
Un giovane di 18 anni si è tolto oggi la vita gettandosi dal dal viadotto di Castelvecchio, nei pressi di Massa Martana, dove si è recato dopo aver preso parte alle lezioni dell'ultimo giorno di scuola. Il giovane frequentava un istituto tecnico di Foligno. ... Tra le ipotesi non si esclude che lo studente temesse un esito negativo a scuola.

BOCCIATO A SCUOLA: 17ENNE SI SUICIDA SUI BINARI AD AOSTA
Fonte: Leggo.it - Aosta, 08 Giugno 2011
La mancata ammissione all'esame di terza superiore all'Isitip di Verres, ma anche alcuni problemi personali, sono all'origine del suicidio di D.B., diciassettenne di Hone (Aosta), che questa mattina si è gettato sotto il treno regionale Aosta-Ivrea. ... La vittima ha dato l'addio agli amici con due lettere, in particolare ringraziando «chi gli ha voluto bene». Inoltre ha lasciato ieri sera uno straziante messaggio su facebook in cui chiede scusa alle persone «che ha fatto soffrire». Stamane si è quindi piazzato vicino ai binari in attesa del treno.

I casi riportati sono soltanto 4 tra i numerosi che si possono trovare in rete, avvenuti in questi giorni, e che riguardanti studenti tra i 15 e i 18 anni, bocciati o non ammessi agli esami.

COS'E' / COME SI INTERPRETA UNA BOCCIATURA?
UN ATTO FORMATIVO? / UN RIFIUTO? / UNO STIGMA?
quando si parla di ABBANDONO SCOLASTICO bisognerebbe farsi innanzitutto una domanda:
CHI ABBANDONA CHI?



Dall'articolo "Morire... di scuola!" di Rita Occidente Lupo
Fonte: www.dentrosalerno.it
...
Fine anno scolastico, fioccanti verdetti! La scuola approva o boccia nel suo processo valutativo.  ...  Ma i docenti, da chi vengono valutati in base alla ricaduta del loro insegnamento? Sull’impatto, col gruppo classe, sulla capacità di trasmettere i contenuti culturali e di porsi come referenziali educatori nel processo di crescita degli allievi? Ancora misteriosi i parametri che pongono sulle moderne cattedre senza pedana, i nuovi magister che spesso, al di là della voglia di voler apparire “amici” dei discenti, finiscono per smarrire il proprio ruolo autorevole o la propria capacità psicologica, di andare al di là del disimpegno e dell’asettica impreparazione, di chi, tra i banchi, spesso ha un universo troppo conflittuale dentro, da poter essere coinvolto da un sapere, dinsacorato dal proprio tempo!

sabato 11 giugno 2011

CAMBIARE

L'anima predilige l'esperienza della morte per introdurre la trasformazione. Considerato in questo modo, l'impulso suicida è una pulsione di trasformazione che si esprime, più o meno, in questi termini:
'La vita, come si presenta attualmente, deve cambiare. Qualcosa deve cedere. E così sempre di nuovo, giorno dopo giorno, è una favola raccontata da un idiota. Il modello deve arrivare a un arresto completo. Però, poichè non posso far nulla sulla vita là fuori, avendo già tentato tutto quello che c'era da tentare, la farò finita qui, nel mio corpo, quella parte del mondo oggettivo sulla quale ho ancora potere. Io metto fine a me stesso'
(...)
Porre una fine a se stessi, significa arrivare alla propria fine, cercare la fine o il limite di ciò che si è, al fine di arrivare a ciò che non si è... ancora.

James Hillman, da Il suicidio e l'anima