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lunedì 19 marzo 2012

mosse guerra alla vita...

CASTOR O POLLUCE, NON E' DATO SAPERE: ESSI SONO SPECCHIO L'UNO NELL'ALTRO




...mosse guerra alla vita e ne rimase ucciso,
cita un epitaffio di Spoon River.
mi sembra sintetizzi bene la sua esistenza, il non lasciarsi sopraffare,
i rischi, anche, sono stati affrontati;
perchè qualcuno di troppo ha dimenticato
che vivere è gioia, stare bene.
e non entrare nel tunnel che porta dritto a ottant'anni
in un batter di ciglia.

c'è una porzione di giovani che non ne vuole sapere.
a torto o a ragione, non lo giudico.
io so che adesso più che mai assolutamente voglio partecipare il meno possibile all'andazzo insignificante di tante persone che mi circondano.
parlo della fabbrica come di qualsiasi lavoro contrario alla propensione dei giovani alla vita.
sinceramente adesso non so dove stare, ovunque ho la sensazione di essere fuori posto, un senso profondo di disagio.
e la perdita di tale persona mi sta mettendo, più di quanto non lo fossi mai stato, contro questo paese.

Will Be (da "Una canzone per Castor)

venerdì 17 febbraio 2012

L'ENNESIMA VOLTA

Che brutto déjà vu: questa notizia l'ho letta ormai già troppe volte.

Ieri. Firenze.
Ragazzo di 20 anni.
L'ultimo urlo consegnato a Facebook:
''Addio mondo di merda. Fate come me, levatevi dal cazzo. La vita fa schifo, studiare e' inutile, tanto non si trova lavoro''.
E poi prende una sciarpa e appende la sua vita all'anta dell'armadio.

Fine.



Non c'è più tempo. All'improvviso è troppo tardi. Fine dei sogni e dei progetti. Fine dei giochi, fine delle scelte.
Rimane solo, defilata, una notizia. La solita ed ennesima. Che quasi mai si legge sui giornali. Ma se ne trovano a decine invece mettendo sul motore di ricerca un paio di parole...
suicidio - studente - scuola - facebook - 20enne (ma pure 18enne... 16enne... 13enne... 11enne!)
Tutte tragicamente uguali. Le variazioni riguardano i dettagli, i luoghi, le modalità. Qui un ponte, là i binari della ferrovia, una finestra ai piani alti, la corda tesa nel chiuso di una stanza. In un rituale tuttavia che sembra replicarsi all'infinito. In un silenzio annichilito, sordo ed impotente. In un silenzio spesso indifferente.

Ma quanti sono?
Chi se ne occupa? Il conto chi lo tiene?

Si contano i suicidi in carcere. Si contano, con precisione e giustamente: 8 dall'inizio del 2012 ad oggi, 74 nel 2011 (66 di detenuti, 8 di agenti) 912 dal 1997 ad oggi...  il dato dà la dimensione della gravità.

Chi conta invece quanti adolescenti, giovani, studenti?
Quanti suicidi nella scuola? Quanti in seguito a fallimenti, bocciature, abbandoni?
Quanti per mobbing o maltrattamenti?
Quanti fra minoranze? per discriminazioni etniche? o sessuali?
Chi fa ricerca? Chi incrocia i dati? Chi mette in relazione? Chi prova a individuare gli strumenti e gli interventi?


La Conferenza Ministeriale europea dell'O.M.S. sulla Salute mentale. Helsinki, Finlandia, 12-15 gennaio 2005, ha elaborato un Piano d’azione sulla salute mentale per l’Europa. Con l'obiettivo di affrontare le sfide e creare le soluzioni.
Il piano è stato successivamente integrato dal Patto europeo per la salute e il benessere mentale, siglato a Bruxelles il 13 giugno 2008.

Si legge tra le azioni: 
"È necessario far comprendere alla popolazione e ai professionisti, attraverso azioni di informazione generale e formazione specialistica, che la sofferenza che porta al suicidio può essere intercettata
...
Infine particolare attenzione formativa andrebbe indirizzata agli insegnanti delle scuole medie inferiori e superiori e ai medici di base al fine di poter intercettare i primi segnali di richieste di aiuto che spesso passano inosservati."
Qual'è lo stato di applicazione di quel piano?




venerdì 23 settembre 2011

E PRIMA?

Nello stato di New York un ragazzo quattordicenne si è ucciso all’inizio della settimana. Era vittima di persecuzioni e di bullismo da parte dei suoi compagni di scuola perché si era dichiarato bisessuale e aveva intrapreso iniziative pubbliche per difendere se stesso e le persone gay e bisessuali perseguitate.
"A nessuno della mia scuola importa prevenire i suicidi" «Io parlo sempre di quello che subisco, ma nessuno mi sta a sentire. Cosa devo fare perché la gente mi ascolti?»
"A volte il danno che fa dentro di te l’odio delle persone che ti stanno attorno è troppo grande. A volte il futuro sembra troppo lontano. È quello il momento in cui il tuo cuore si spezza."
Leggi LA NOTIZIA (link esterno)

sabato 3 settembre 2011

HASHIMOTO E SUICIDIO

Due malattie:
la tioroidite di hashimoto e
che tuo figlio/fratello/compagno/amico/ragazzo si è suicidato (già la definizione, pure qui, non ha la sua parola sintetica, ma devi dilungarti nella spiegazione)

Per la tiroidite di Hashimoto c'è l'esenzione immediata (e totale) dall'acquisto dei farmaci e dalle ecografie di controllo. Perchè? E' facile: perchè non si guarisce, anzi, si peggiora nel tempo. Distrugge la tiroide piano piano. E' una malattia cronica non mortale.

Per il sopravvissutoalsuicidiodelfiglioamicocompagnoragazzo non è previsto niente.
Cosa c'è di diverso?
Niente!
Non si guarisce (anzi). Dura tutta la vita. Ti distrugge piano piano.
E non è (apparentemente) mortale.

giovedì 1 settembre 2011

UNA PERSONA

Una donna assiste dal suo balcone ad un pestaggio. E' una camerunense in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, eppure sceglie di testimoniare. Il caso è quello di Federico Aldrovandi, ucciso nel 2005 durante un controllo di polizia, lei è l'unica testimone a rompere l'indifferenza in cui si è svolta la vicenda. Le sue sono parole semplici e lampanti: sanciscono un confine tra chi possiede e chi ha smarrito il senso dell'umano. E' questa consapevolezza che fa la differenza.
"E cosa vede lei? Un corpo per terra..."
"Ma lei dice un corpo. Io vedo UNA PERSONA"


Caso Aldrovandi, i giudici di Appello: “La Questura ordinò di manipolare la verità”
Bologna: in 233 pagine viene motivata la sentenza che ha confermato la condanna dei quattro poliziotti: "Fu omicidio colposo, il ragazzo colpito con violenza gratuita, senza nessuna regola".
La sentenza



venerdì 22 luglio 2011

i 400 colpi

E quando ti appioppano un giudizio vallo a ribaltare...




Poiché nelle scuole non esisteva la pena di morte, Dargelos fu espulso.
J. Cocteau, Les enfants terribles.




mercoledì 20 luglio 2011

Genova G8 _i giorni della rabbia



Siccome per un popolo non c'è peggiore tragedia che l'oblio, penso che questa cronaca, vecchia di dieci anni, possa ancora servire a riflettere.
[Osvaldo Soriano, La febbre dell'oro, Einaudi]


lunedì 18 luglio 2011

PASSATO PROSSIMO

La paziente arrivò perchè non poteva più aspettare: il collega da cui era in cura, malatissimo, stava ancora in ospedale.
Zoppicava come se avesse l'anchilosi dell'anca, io pensai che fosse per quello.
Era una forza della natura, questa paziente, grande grossa e aperta, parlava bene, scandendo e guardandomi dritta in faccia.
A 16 anni aveva tentato il suicidio lanciandosi dalla finestra. Perchè? Perchè la classe docente di quel liceo classico non l'aveva valutata correttamente, i voti non corrispondevano alla sua preparazione e non avevano, nessuno di loro prof, voluto reinterrogarla per verificare. Era indignata, ancora, 20 anni dopo il salto, e ricordava l'onta di quel rifiuto come l'implicito giudizio che presumeva la sua 'vera' preparazione. La rabbia era nuova, inalterata dal tempo passato, rinnovata dalle rifelssioni di adulta (poi si era laureata in giurisprudenza).
Il mio stesso liceo, poi chiedendo i particolari per la cartella.
La mia stessa sezione. Solo 10 anni dopo. Gli stessi che avevano salvato me, avevano quasi ammazzato lei.


sabato 16 luglio 2011

Una condanna per il crollo al liceo torinese

Ma un piano per la sicurezza ancora non c’è
    

Nel 2008 un ragazzo morì sotto un controsoffitto. Il ministro Gelmini promise un intervento risolutivo, ma l'Anci denuncia: non esiste ancora un progetto per l'edilizia scolastica e tutte le spese sono a carico dei Comuni.
La sicurezza delle scuole, ha commentato il pubblico ministero Raffaele Guariniello dopo la sentenza sulla tragedia del Darwin, “è un problema che va affrontato esattamente come quello della sicurezza sui luoghi di lavoro”.
L'articolo   [link esterno]

venerdì 8 luglio 2011

per scoprire il valore di un anno

Mi è arrivato per e-mail questo messaggio:
"Per scoprire il valore di un anno, chiedilo ad uno studente che è stato bocciato..."


"La scuola che funziona è quella che sa creare le motivazioni e gli incentivi adeguati per ottenere il massimo dai ragazzi e sviluppare tutte le loro risorse, non il contrario.
Utilizzare la bocciatura come punizione implica il permanere di soggetti rancorosi, difficili e irriducibili al sistema scolastico all'interno delle proprie mura con rischi alla convivenza sempre più elevati ogni volta che il ragazzo viene ulteriormente bocciato. Se può essere una punizione per lo studente, lo è senz'altro di più per il sistema scolastico che si trova a dover gestire soggetti sempre più ostili e riluttanti. Le statistiche non lasciano dubbi: chi è stato bocciato ha infatti fortissime possibilità di esserlo ancora.
Occorre costruire un patto collettivo fra gli adulti per una presa in carico comune responsabile della formazione delle nuove generazione e costuire le condizioni per un vero gioco di squadra. E' quest che i permetterà di uscire dall'emergenza educativa e dalla crisi della scuola."
[Daniele Novara - www.cppp.it, da un articolo pubblicato nel 2009]


"Giorni fa, il Censis dichiarava che un giovane su due ha perso la fiducia nella scuola. Ora il rapporto di Save the Children dichiara che in Italia 800 mila giovani tra i 18 e i 26 hanno abbandonato la scuola senza concluderla negli ultimi sei anni. Un peso sconvolgente che ci porta in coda all'Europa e che rappresenta un problema economico ma soprattutto sociale enorme per l'Italia".
[da repubblica.it, pubblicato il 6/7/2011]

L'articolo completo  [link esterno]

lunedì 20 giugno 2011

e io ti boccio

ESEMPLARE PUNIZIONE

Tu mi rispondi?
E io ti metto un voto basso.
Tu mi sfidi?
E io ti boccio.
Ti faccio vedere io come si educa una persona.
Non è per darti una preparazione
Non è per seguire una crescita
che nel singolo ha la sua moltitudine
la sua rappresentazione.
No.
Io ne faccio una questione di potere.
E fingo un principio istituzionale
mentre ho una debolezza
personale.




Seduta num 45 con F.

Come va? - F. ha un sorriso tirato -
‘bene. Male. Lo sai che mi hanno bocciato?’
come bocciato? Ci stava sta bocciatura o c’è qualcosa…?
‘hanno sempre ragione loro.’ - abbassa gli occhi, ma non è vergogna, è rabbia da non manifestare troppo –
In che senso, scusa?
‘ma sì, ma sì, prima ti fumi gli spinelli con me e poi mi metti un voto che non mi merito. Ma come si fa a essere preparati a questo? Io cazzo non ero preparato!’
Aspetta, vai con ordine. Che è questa cosa di fumare assieme, prima.
‘lui, il prof, spesso stava con noi lì fuori, fumava con noi, capisci? ‘
eh. E poi?
‘questo senzapalle stava lì a fare l’amico, non so se rendo. Rendo?’
ci parlavate delle cose vostre?
‘eh, sì. Sai, sembrava che semplicemente lui avesse più potere di noi, ma un potere buono ci faceva sentire bravi, veramente bravi. Noi. Ma chettelodicoaffà, il punto non è essere bravi, cazzo. Sembrava che lui fosse come noi. Un amico, anche, capisci?’
E?
‘E invece al dunque, nelle ultime lezioni mi ha insultato, mi ha messo due note e un’insufficienza tale da fare media e agli scrutini, ovvio, m’ha affossato… Ma non è solo lui. E’ l’insieme delle cose che mi manda ai pazzi.’
Come insultato?
‘taci e non rompere le palle, testa di cazzo: come lo vogliamo chiamare?’
Insulto. E’ l’insieme delle cose, dicevi…
‘cioè. E’ la terza volta che mi bocciano. Ti rendi conto?’
Di cosa? Dimmi tu che senti, che pensi
‘la gente penserà: è lui –intendendo me – che ha qualcosa che non va. Se l’han bocciato tre volte, un motivo ci sarà. M’addanna che si possa pensare di me questo.’ - scuote la testa, più che rabbia, rassegnazione. -
Ed è sbagliato? Ingiusto?
‘Cazzo. E’ ingiusto, ma soprattutto mi sporca, mi blocca, non so più che fare per riavere la mia vita.’
Come la mia vita?
‘senti: se non vado avanti in questa scuola, non so proprio che fine farò.’

Cioè: se non fai questa scuola, non potrai fare altro?
‘io penso che questa è la mia possibilità. Questa è la strada che devo fare. Loro…’
loro chi?
‘loro i prof. Pensano che faccio il furbo. Io non faccio il furbo! Io non sono impreparato!
Ma come faccio, se i voti non corrispondono a quello che ho eseguito?!
Come faccio, se parlo e le cose che dico vengono travisate?
Come faccio, se studiare non basta, rispondere alle domande non basta, essere corretto non basta?!’
che effetto ti fa essere stato bocciato per la terza volta?
‘no, senti, non mi si venga a dire che è per il mio bene! Questa è una gogna. Non è questione di dirlo ai miei o agli amici: io mi vergogno con me stesso! Sono incazzato come stesso. Sono confuso. Non so cosa pensare di me stesso. Hanno ragione loro, devo credere alle loro valutazioni, o alla mia percezione di quello che succede?
Non riesco a sperare, a vedere l’anno prossimo. Come farò l’anno prossimo? Ci saranno sti ragazzini di tre anni meno di me che mi prenderanno per ritardato, mica è colpa loro, però nemmeno mia! Non ho più gli stessi interessi dei miei compagni di classe, capisci? Né la stessa statura. Né gli stessi peli, eccheccazzo!’
Che programmi hai ora? Che vuoi fare?
‘ecco! Ecco! non lo so! Di nuovo sotto lo schiaffo di questa gente mi da la nausea. Rinunciare è come se rinunciassi al mio futuro. Troverò qualche lavoretto quest’estate, ma davvero non so che fare l’anno prossimo.’ 

- rabbia impotenza frustrazione -

Possiamo aiutarlo?
La scuola prevede qualcosa per il suo bisogno di confronto e di sostegno psicologico?
E, sempre sempre sempre: chi valuta i valutatori?