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sabato 28 gennaio 2012

TRIANGOLI E MEMORIA: IL GIORNO DOPO

Giorno della Memoria, perché parlarne ancora?

Per ricordare che la violenza inizia quando chi ne ha il potere cuce un'etichetta addosso a un altro essere umano.
Non è il criterio che fa la differenza: lo STIGMA e il PREGIUDIZIO sono già di per sé violenza.



Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(B.Brecht)


Il termine Shoah indica lo sterminio degli Ebrei che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale. La stima è di circa 6 milioni di morti.
Ma il genocidio sistematico attuato dai Nazisti ha riguardato anche altre "categorie":
i gruppi etnici di Rom e Sinti (i cosiddetti "zingari"),
i prigionieri politici, in particolare comunisti,
gli appartenenti a minoranze religiose: Testimoni di Geova e Pentecostali,
alcune popolazioni slave tra cui Sovietici e Polacchi,
i malati psichiatrici e i disabili,




e gli omosessuali [LEGGI: Omocausto, lo sterminio dimenticato dei gay | Domenico Naso | Il Fatto Quotidiano ]







TRIANGOLO ROSA

Io sono creatura
al confine di ogni confine,
oggetto di derisione
...
sospetto
disgusto.

Dal silenzio della gente per bene.
Dall’approssimazione degli storici.
Dalla morale condivisa
tra vittime eterosessuali e
carnefici nazisti,
nasce il mio oblio.

Zitti sul motivo del mio arresto.
Le famiglie chiamano discrezione
la vergogna di un figlio ‘così’.
Zitti sulla mia naturale predilezione
archiviata tra le malattie e le perversioni:
giuste cause di detenzione e sterminio.

Triangolo rosa, omosessuali,
arrestati per l’ardire dell’amore,
siamo morti in 10.000.
Nessun tribunale ci mise nel conto, poi.
Nessuna preghiera per quei morti, poi.
Nessun risarcimento, poi.

A testa alta vado per il mondo,
sopravvissuto anche alla vostra
indifferenza: vi siete ricordati
di invitarmi alla commemorazione?

(Anna Segre)



Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime dell'Olocausto è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, oltre a quattro milioni di prigionieri di guerra.





Se l'Olocausto è diventato il paradigma della violenza estrema generata dall'intolleranza (e dell'indifferenza di cui questa violenza si alimenta), non ci si può dimenticare dei numerosi altri stermini di massa attuati nel corso di tutto il '900, a partire da quello degli Armeni e degli Ellenici (2,5 milioni 1915-1923) per proseguire in giorni più recenti fino a quelli tutt'ora in atto.

LEGGI: Memoria: io così non ci sto | Reset Italia


IL Giorno della Memoria


Solo il pensiero
Per me ritorna
  Tutto il resto e’ stato
Costruito e distrutto
Poi dimenticato
Rievocato e ricordato
.
A volte mi chiedo se
le carezze sono bastate
Se le parole hanno
colto l’attenzione
o meglio se l’intento
e’ riuscito.

Ecco questo mi chiedo
Nel Giorno della Memoria
Nel momento in cui
ogni ricordo e’ vivo
E la tua mano cerca
istintivamente l’altra .

E’ troppo poco
ricordare oggi cio’
che ieri ti ha toccato
e sapere dentro noi
che da qui alla morte …
Molto ancora sfuggira’


(Andrea Moretti - Testo modificato non edito)





venerdì 27 gennaio 2012

In occasione della giornata della memoria.

A chi la memoria lo tormenta tutti i giorni. A chi non è indulgente con sè stesso. Chi si chiede se ha fatto tutto il possibile. Se avrebbe potuto fare meglio. Se è più giusto tacere o raccontare e che non è tranquillo in nessuno dei due casi. A chi è tormentato dall'approssimazione, ma anche dall'oblio.


JUDENRAMPE


La Judenrampe è un binario morto.
Una banchina sulla quale lascerai
le tue valigie, se le hai.
All’apertura del vagone respirerai,
spererai in un sollievo,
di bere, lavarti, riposarti.
Lì rimarranno anche le tue ipotesi di futuro,
mentre corri per ubbidire agli ordini.
I maschi da una parte e le femmine dall’altra.
Avrai paura, ma non ci sarà tempo
per pensare a quello che senti.
La Judenrampe è una bolgia ordinata:
ognuno verrà strappato ai suoi,
ma lo stupore e l’incredulità ti terranno in fila.
Ancora non lo sai.
Che non li rivedrai più.
Non avrai modo di dir loro un’ultima parola,
di farti dare una benedizione,
di indugiare un momento.
Tutto avverrà in fretta,
in un fragore di passi pianti e latrati.
La Judenrampe è un inganno, un trucco.
Mentre ti affanni per capire le regole,
evitare i colpi in testa e guardare
dove mandano tua madre,
non potrai intuire che la fila di sinistra,
la più numerosa,
è un imbuto verso le camere a gas.
Poi ci ripenserai, non potrai farne a meno.
Perché poi saprai cose che prima non potevi
nemmeno immaginare
e tutto sarà banalmente chiaro.
Quel luogo è una porta sul buio,
è l’inizio della tua fine,
anche se ne uscissi vivo,
il che è improbabile.

Anna Segre



"Nella primavera del 1944, il campo di Auschwitz raggiunge il massimo della sua capacità di sterminio. Cominciavano ad arrivare i convogli con gli ebrei ungheresi che dovevano esser sterminati subito. (….) Mai prima d’ora s’era visto uno sterminio di massa di queste proporzioni. Per facilitare le operazioni di selezione e abbreviare il tragitto tra la banchina ferroviaria e la camera a gas, viene costruita all’interno del lager di Birkenau una rampa a tre marciapiedi, che consente ai convogli di fermarsi a poche centinaia di metri dai bunker dei crematori. Verrà chiamata Judenrampe."
F. Sessi Auschwitz 1940/1945 BUR


lunedì 23 gennaio 2012

VIVERE E SOPRAVVIVERE, la settimana della memoria

Tornare a casa dopo lo sterminio: un paradigma della sopravvivenza

L'umanità, la fratellanza con l'intero genere umano, fu già proclamata dalla Rivoluzione francese, ma l'abbiamo incontrata davvero nei campi di sterminio... E' stata l'enormità dei delitti compiuti nel XX secolo a farci provare l'inaudito senso di perdita per l'estinzione di esseri umani a noi ignoti...
Ogni uomo, raccontando la propria storia, racconta la vicenda dell'intera umanità... Il dolore, tutto il dolore, per quanto immane, appartiene alla vita universale e alla vita può fare ritorno
(Antonio Scurati, Il sopravvissuto)



Edith Bruck: «Tu pensi che quando torni da Auscwitz il mondo si inginocchierà e chiederà perdono. In realtà il mondo non ti vuole neppure, sei un sopravvissuto e non sanno cosa fare di te, e nemmeno tu sai cosa fare della tua vita che hai salvato».

Le testimonianze dei sopravvissuti, accolte e rispecchiate dalla poesia di Anna Segre.

domenica 27 novembre 2011

BALLATA DELLE MADRI

Mi domando che madri avete avuto.

Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?

Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.

Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.

Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.

Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.

Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.

Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.

Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.

Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!

Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
– nel vostro odio – addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.

È così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.


Da Pier Paolo Pasolini, Bestemmia. Tutte le poesie, vol. I, Garzanti, Milano 1993



giovedì 1 settembre 2011

UNA PERSONA

Una donna assiste dal suo balcone ad un pestaggio. E' una camerunense in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, eppure sceglie di testimoniare. Il caso è quello di Federico Aldrovandi, ucciso nel 2005 durante un controllo di polizia, lei è l'unica testimone a rompere l'indifferenza in cui si è svolta la vicenda. Le sue sono parole semplici e lampanti: sanciscono un confine tra chi possiede e chi ha smarrito il senso dell'umano. E' questa consapevolezza che fa la differenza.
"E cosa vede lei? Un corpo per terra..."
"Ma lei dice un corpo. Io vedo UNA PERSONA"


Caso Aldrovandi, i giudici di Appello: “La Questura ordinò di manipolare la verità”
Bologna: in 233 pagine viene motivata la sentenza che ha confermato la condanna dei quattro poliziotti: "Fu omicidio colposo, il ragazzo colpito con violenza gratuita, senza nessuna regola".
La sentenza



martedì 19 luglio 2011

UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE


disegni e grafica video: James Kalinda


chi ci impedisce di sognare?

forse un mondo onesto non esisterà mai
ma chi ci impedisce di sognare
forse se ognuno di noi prova a cambiare
forse ce la faremo

Rita Atria

19 luglio - In memoria delle stragi di mafia del '92 in cui morirono i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino, gli agenti della scorta e poco dopo la giovane Rita Atria, collaboratrice di giustizia.
http://www.19luglio1992.com/



CITTADINANZA e PARTECIPAZIONE

Parlare di educazione, parlare di maltrattamento, abusi... parlare della scelta di vivere o morire, significa parlare di DIRITTI.
C'è un filo rosso che lega i diritti individuali a quelli della collettività.
Tagliare questo filo significa smarrire il senso dell'altro. Il senso di una appartenenza. Significa causare un corto circuito tra l'individuo e la sua umanità. Anche l'indifferenza può diventare una forma di violenza.

sabato 16 luglio 2011

Una condanna per il crollo al liceo torinese

Ma un piano per la sicurezza ancora non c’è
    

Nel 2008 un ragazzo morì sotto un controsoffitto. Il ministro Gelmini promise un intervento risolutivo, ma l'Anci denuncia: non esiste ancora un progetto per l'edilizia scolastica e tutte le spese sono a carico dei Comuni.
La sicurezza delle scuole, ha commentato il pubblico ministero Raffaele Guariniello dopo la sentenza sulla tragedia del Darwin, “è un problema che va affrontato esattamente come quello della sicurezza sui luoghi di lavoro”.
L'articolo   [link esterno]