CASTOR O POLLUCE, NON E' DATO SAPERE: ESSI SONO SPECCHIO L'UNO NELL'ALTRO
...mosse guerra alla vita e ne rimase ucciso,
cita un epitaffio di Spoon River.
mi sembra sintetizzi bene la sua esistenza, il non lasciarsi sopraffare,
i rischi, anche, sono stati affrontati;
perchè qualcuno di troppo ha dimenticato
che vivere è gioia, stare bene.
e non entrare nel tunnel che porta dritto a ottant'anni
in un batter di ciglia.
c'è una porzione di giovani che non ne vuole sapere.
a torto o a ragione, non lo giudico.
io so che adesso più che mai assolutamente voglio partecipare il meno possibile all'andazzo insignificante di tante persone che mi circondano.
parlo della fabbrica come di qualsiasi lavoro contrario alla propensione dei giovani alla vita.
sinceramente adesso non so dove stare, ovunque ho la sensazione di essere fuori posto, un senso profondo di disagio.
e la perdita di tale persona mi sta mettendo, più di quanto non lo fossi mai stato, contro questo paese.
Non ci arriverò mai, prof.
Come dici?
Non ci arriverò mai!
Dove vuoi andare?
Da nessuna parte! Non voglio andare da nessuna parte!
Allora perché hai paura di non arrivarci?
Non voglio dire questo!
Che cosa vuoi dire?
Che non ci arriverò mai, punto e basta!
Scrivilo alla lavagna: Non ci arriverò mari. < Non ciariverò mai. >
Hai sbagliato verbo. Non è il verbo ciarivare. E "arriverò" ha due erre. Correggi. < Non ci arriverò mai. >
Bene. Cos'è questo ci secondo te?
Non lo so.
Be', bisogna assolutamente scoprire che cosa vuol dire, perché è lui che ti fa paura, quelci.
Io non ho paura.
Non hai paura?
No.
Non hai paura di non arrivarci?
No, me ne strasbatto.
Prego?
Me ne infischio, insomma, non me ne frega niente.
Non te ne frega niente di non arrivarci?
Non me ne frega niente, punto e basta.
E questo lo puoi scrivere alla lavagna?
Cosa, non me ne frega niente?
Sì. < Non mene frega niente. >
Me staccato da ne. < Non me ne frega niente. >
Va bene. E questo ne, per l'appunto, che cos'è questo ne?
Non lo so io... E' tutto quanto!
Tutto quanto cosa?
Tutto quello che mi rompe i coglioni!
Un sacco di persone, in questa città, pensa che non ci arriverà mai, e crede di strasbattersene... Ma non se ne strasbattono affatto: si comprimono, si reprimono, si deprimono, urlano, sbraitano, giocano a mettere paura... ma se c'è una cosa di cui non si strasbattono è proprio quel ci e quel ne che gli rovinano la vita, e quel tutto che li stressa. ci: l'esercizio di grammatica... di matematica... la lingua inglese... la tecnologia... ne: la constatazione quotidiana del suo fallimento.... l'opinione che gli adulti hanno di lui... il senso di umiliazione che lui preferisce trasformare in odio per i professori e in disprezzo per i compagni bravi... ci: l'avvenire inaccessibile.
Solo che, a non prevedere per sé alcun futuro, non ci si colloca neppure nel presente. Sei seduto sulla tua sedia ma altrove, prigioniero del limbo... un tempo che non passa... un senso di tortura che faresti pagare a chiunque, a caro prezzo.
Sin dalle prime ore di lezione, quell'anno, i miei allievi e io avevamo affrontato quel ci, quel ne, quel tutto. Attraverso di loro abbiamo dato il via all'assalto del bastione grammaticale.
Se dovessi definire queste lezioni, direi che i miei presunti somari e io lottavamo contro il pensiero magico, quello che, come nelle fiabe, ci tiene prigionieri... Farla finita con lo zero in ortografia, per esempio, significa sottrarsi al pensiero magico. Si rompe un incantesimo. Si esce dal cerchio. Ci si risveglia. Si mette un piede nella realtà. Ci si occupa del presente indicativo. Si incomincia a capire. Nessuno è condannato ad essere per sempre una nullità, come se avesse mangiato una mela avvelenata!
[i testi sono tratti da: Diario di scuola di Daniel Pennac, ed. Feltrinelli]
Tu mi rispondi?
E io ti metto un voto basso.
Tu mi sfidi?
E io ti boccio.
Ti faccio vedere io come si educa una persona.
Non è per darti una preparazione
Non è per seguire una crescita
che nel singolo ha la sua moltitudine
la sua rappresentazione.
No.
Io ne faccio una questione di potere.
E fingo un principio istituzionale
mentre ho una debolezza
personale.
Seduta num 45 con F.
Come va? - F. ha un sorriso tirato - ‘bene. Male. Lo sai che mi hanno bocciato?’ come bocciato? Ci stava sta bocciatura o c’è qualcosa…? ‘hanno sempre ragione loro.’ - abbassa gli occhi, ma non è vergogna, è rabbia da non manifestare troppo – In che senso, scusa? ‘ma sì, ma sì, prima ti fumi gli spinelli con me e poi mi metti un voto che non mi merito. Ma come si fa a essere preparati a questo? Io cazzo non ero preparato!’ Aspetta, vai con ordine. Che è questa cosa di fumare assieme, prima. ‘lui, il prof, spesso stava con noi lì fuori, fumava con noi, capisci? ‘ eh. E poi? ‘questo senzapalle stava lì a fare l’amico, non so se rendo. Rendo?’ ci parlavate delle cose vostre? ‘eh, sì. Sai, sembrava che semplicemente lui avesse più potere di noi, ma un potere buono ci faceva sentire bravi, veramente bravi. Noi. Ma chettelodicoaffà, il punto non è essere bravi, cazzo. Sembrava che lui fosse come noi. Un amico, anche, capisci?’ E? ‘E invece al dunque, nelle ultime lezioni mi ha insultato, mi ha messo due note e un’insufficienza tale da fare media e agli scrutini, ovvio, m’ha affossato… Ma non è solo lui. E’ l’insieme delle cose che mi manda ai pazzi.’ Come insultato? ‘taci e non rompere le palle, testa di cazzo: come lo vogliamo chiamare?’ Insulto. E’ l’insieme delle cose, dicevi… ‘cioè. E’ la terza volta che mi bocciano. Ti rendi conto?’ Di cosa? Dimmi tu che senti, che pensi ‘la gente penserà: è lui –intendendo me – che ha qualcosa che non va. Se l’han bocciato tre volte, un motivo ci sarà. M’addanna che si possa pensare di me questo.’ - scuote la testa, più che rabbia, rassegnazione. - Ed è sbagliato? Ingiusto? ‘Cazzo. E’ ingiusto, ma soprattutto mi sporca, mi blocca, non so più che fare per riavere la mia vita.’ Come la mia vita? ‘senti: se non vado avanti in questa scuola, non so proprio che fine farò.’
Cioè: se non fai questa scuola, non potrai fare altro? ‘io penso che questa è la mia possibilità. Questa è la strada che devo fare. Loro…’ loro chi? ‘loro i prof. Pensano che faccio il furbo. Io non faccio il furbo! Io non sono impreparato! Ma come faccio, se i voti non corrispondono a quello che ho eseguito?! Come faccio, se parlo e le cose che dico vengono travisate? Come faccio, se studiare non basta, rispondere alle domande non basta, essere corretto non basta?!’ che effetto ti fa essere stato bocciato per la terza volta? ‘no, senti, non mi si venga a dire che è per il mio bene! Questa è una gogna. Non è questione di dirlo ai miei o agli amici: io mi vergogno con me stesso! Sono incazzato come stesso. Sono confuso. Non so cosa pensare di me stesso. Hanno ragione loro, devo credere alle loro valutazioni, o alla mia percezione di quello che succede? Non riesco a sperare, a vedere l’anno prossimo. Come farò l’anno prossimo? Ci saranno sti ragazzini di tre anni meno di me che mi prenderanno per ritardato, mica è colpa loro, però nemmeno mia! Non ho più gli stessi interessi dei miei compagni di classe, capisci? Né la stessa statura. Né gli stessi peli, eccheccazzo!’ Che programmi hai ora? Che vuoi fare? ‘ecco! Ecco! non lo so! Di nuovo sotto lo schiaffo di questa gente mi da la nausea. Rinunciare è come se rinunciassi al mio futuro. Troverò qualche lavoretto quest’estate, ma davvero non so che fare l’anno prossimo.’
- rabbia impotenza frustrazione -
Possiamo aiutarlo? La scuola prevede qualcosa per il suo bisogno di confronto e di sostegno psicologico? E, sempre sempre sempre: chi valuta i valutatori?