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giovedì 6 settembre 2012

UNO SQUARCIO NEL BUIO


UNO SQUARCIO NEL BUIO
Parma, 10 settembre 2012

EVENTO DI SOLIDARIETA'
NELLA GIORNATA MONDIALE DI PREVENZIONE DEL SUICIDIO

Un piccolo viaggio dentro al buio, tra pagine, canzoni, immagini e riflessioni, per accogliere la sofferenza emotiva che accompagna la morte volontaria, alla ricerca di un dialogo possibile.
Perché, nonostante la gravità e la complessità del problema, la prevenzione non può essere vista come responsabilità dei soli esperti, ma riguarda ciascuno.

Il programma prevede letture da parte di alcune attrici dell'Associazione ZonaFranca,
riflessioni di Nicola Ferrari (psicopedagogista e formatore)
e Chiara Ometto (psicologa e psicoterapeuta),
video e interventi grafici di Stefano Grilli, immagini fotografiche di Marco Circhirillo


sabato 28 gennaio 2012

TRIANGOLI E MEMORIA: IL GIORNO DOPO

Giorno della Memoria, perché parlarne ancora?

Per ricordare che la violenza inizia quando chi ne ha il potere cuce un'etichetta addosso a un altro essere umano.
Non è il criterio che fa la differenza: lo STIGMA e il PREGIUDIZIO sono già di per sé violenza.



Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(B.Brecht)


Il termine Shoah indica lo sterminio degli Ebrei che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale. La stima è di circa 6 milioni di morti.
Ma il genocidio sistematico attuato dai Nazisti ha riguardato anche altre "categorie":
i gruppi etnici di Rom e Sinti (i cosiddetti "zingari"),
i prigionieri politici, in particolare comunisti,
gli appartenenti a minoranze religiose: Testimoni di Geova e Pentecostali,
alcune popolazioni slave tra cui Sovietici e Polacchi,
i malati psichiatrici e i disabili,




e gli omosessuali [LEGGI: Omocausto, lo sterminio dimenticato dei gay | Domenico Naso | Il Fatto Quotidiano ]







TRIANGOLO ROSA

Io sono creatura
al confine di ogni confine,
oggetto di derisione
...
sospetto
disgusto.

Dal silenzio della gente per bene.
Dall’approssimazione degli storici.
Dalla morale condivisa
tra vittime eterosessuali e
carnefici nazisti,
nasce il mio oblio.

Zitti sul motivo del mio arresto.
Le famiglie chiamano discrezione
la vergogna di un figlio ‘così’.
Zitti sulla mia naturale predilezione
archiviata tra le malattie e le perversioni:
giuste cause di detenzione e sterminio.

Triangolo rosa, omosessuali,
arrestati per l’ardire dell’amore,
siamo morti in 10.000.
Nessun tribunale ci mise nel conto, poi.
Nessuna preghiera per quei morti, poi.
Nessun risarcimento, poi.

A testa alta vado per il mondo,
sopravvissuto anche alla vostra
indifferenza: vi siete ricordati
di invitarmi alla commemorazione?

(Anna Segre)



Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime dell'Olocausto è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, oltre a quattro milioni di prigionieri di guerra.





Se l'Olocausto è diventato il paradigma della violenza estrema generata dall'intolleranza (e dell'indifferenza di cui questa violenza si alimenta), non ci si può dimenticare dei numerosi altri stermini di massa attuati nel corso di tutto il '900, a partire da quello degli Armeni e degli Ellenici (2,5 milioni 1915-1923) per proseguire in giorni più recenti fino a quelli tutt'ora in atto.

LEGGI: Memoria: io così non ci sto | Reset Italia


IL Giorno della Memoria


Solo il pensiero
Per me ritorna
  Tutto il resto e’ stato
Costruito e distrutto
Poi dimenticato
Rievocato e ricordato
.
A volte mi chiedo se
le carezze sono bastate
Se le parole hanno
colto l’attenzione
o meglio se l’intento
e’ riuscito.

Ecco questo mi chiedo
Nel Giorno della Memoria
Nel momento in cui
ogni ricordo e’ vivo
E la tua mano cerca
istintivamente l’altra .

E’ troppo poco
ricordare oggi cio’
che ieri ti ha toccato
e sapere dentro noi
che da qui alla morte …
Molto ancora sfuggira’


(Andrea Moretti - Testo modificato non edito)





venerdì 27 gennaio 2012

In occasione della giornata della memoria.

A chi la memoria lo tormenta tutti i giorni. A chi non è indulgente con sè stesso. Chi si chiede se ha fatto tutto il possibile. Se avrebbe potuto fare meglio. Se è più giusto tacere o raccontare e che non è tranquillo in nessuno dei due casi. A chi è tormentato dall'approssimazione, ma anche dall'oblio.


JUDENRAMPE


La Judenrampe è un binario morto.
Una banchina sulla quale lascerai
le tue valigie, se le hai.
All’apertura del vagone respirerai,
spererai in un sollievo,
di bere, lavarti, riposarti.
Lì rimarranno anche le tue ipotesi di futuro,
mentre corri per ubbidire agli ordini.
I maschi da una parte e le femmine dall’altra.
Avrai paura, ma non ci sarà tempo
per pensare a quello che senti.
La Judenrampe è una bolgia ordinata:
ognuno verrà strappato ai suoi,
ma lo stupore e l’incredulità ti terranno in fila.
Ancora non lo sai.
Che non li rivedrai più.
Non avrai modo di dir loro un’ultima parola,
di farti dare una benedizione,
di indugiare un momento.
Tutto avverrà in fretta,
in un fragore di passi pianti e latrati.
La Judenrampe è un inganno, un trucco.
Mentre ti affanni per capire le regole,
evitare i colpi in testa e guardare
dove mandano tua madre,
non potrai intuire che la fila di sinistra,
la più numerosa,
è un imbuto verso le camere a gas.
Poi ci ripenserai, non potrai farne a meno.
Perché poi saprai cose che prima non potevi
nemmeno immaginare
e tutto sarà banalmente chiaro.
Quel luogo è una porta sul buio,
è l’inizio della tua fine,
anche se ne uscissi vivo,
il che è improbabile.

Anna Segre



"Nella primavera del 1944, il campo di Auschwitz raggiunge il massimo della sua capacità di sterminio. Cominciavano ad arrivare i convogli con gli ebrei ungheresi che dovevano esser sterminati subito. (….) Mai prima d’ora s’era visto uno sterminio di massa di queste proporzioni. Per facilitare le operazioni di selezione e abbreviare il tragitto tra la banchina ferroviaria e la camera a gas, viene costruita all’interno del lager di Birkenau una rampa a tre marciapiedi, che consente ai convogli di fermarsi a poche centinaia di metri dai bunker dei crematori. Verrà chiamata Judenrampe."
F. Sessi Auschwitz 1940/1945 BUR


lunedì 23 gennaio 2012

VIVERE E SOPRAVVIVERE, la settimana della memoria

Tornare a casa dopo lo sterminio: un paradigma della sopravvivenza

L'umanità, la fratellanza con l'intero genere umano, fu già proclamata dalla Rivoluzione francese, ma l'abbiamo incontrata davvero nei campi di sterminio... E' stata l'enormità dei delitti compiuti nel XX secolo a farci provare l'inaudito senso di perdita per l'estinzione di esseri umani a noi ignoti...
Ogni uomo, raccontando la propria storia, racconta la vicenda dell'intera umanità... Il dolore, tutto il dolore, per quanto immane, appartiene alla vita universale e alla vita può fare ritorno
(Antonio Scurati, Il sopravvissuto)



Edith Bruck: «Tu pensi che quando torni da Auscwitz il mondo si inginocchierà e chiederà perdono. In realtà il mondo non ti vuole neppure, sei un sopravvissuto e non sanno cosa fare di te, e nemmeno tu sai cosa fare della tua vita che hai salvato».

Le testimonianze dei sopravvissuti, accolte e rispecchiate dalla poesia di Anna Segre.