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venerdì 30 marzo 2012

DA DOVE?


 
Io sono la mancanza
che si allarga come una macchia d'olio
sulla carta da pane.
Io sono la mancanza
che tace anche se chiedi
anche se cerchi
anche se parli.
Io sono la mancanza
che non sazierai,
che non addormenterai,
che non riposerai,
la mancanza
che ti riempie il corpo,
che ti mangia la sostanza
e lascia il carapace di te.
Io sono il nonessere presente,
l'assenza perno,
l'immanenza inafferrabile.
Dal mio silenzio
tutta la tua espressione
spremuta fuori come
il siero da una ferita.
L'albero che entra dentro
e cerca cielo
io sono il faro spento che
non puoi vedere nel tuo naufragio,
l'asse sul quale
perderai l'equilibrio
e la terra mi ruota attorno
inclinata di 30 gradi.


sabato 24 marzo 2012

io sono la mancanza



io non so, forse non voglio, consegnarmi negli uffici del mondo
e stare buono nelle sale d'aspetto della vita
io non so nient'altro che la vita

mercoledì 15 febbraio 2012

sabato 28 gennaio 2012

TRIANGOLI E MEMORIA: IL GIORNO DOPO

Giorno della Memoria, perché parlarne ancora?

Per ricordare che la violenza inizia quando chi ne ha il potere cuce un'etichetta addosso a un altro essere umano.
Non è il criterio che fa la differenza: lo STIGMA e il PREGIUDIZIO sono già di per sé violenza.



Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(B.Brecht)


Il termine Shoah indica lo sterminio degli Ebrei che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale. La stima è di circa 6 milioni di morti.
Ma il genocidio sistematico attuato dai Nazisti ha riguardato anche altre "categorie":
i gruppi etnici di Rom e Sinti (i cosiddetti "zingari"),
i prigionieri politici, in particolare comunisti,
gli appartenenti a minoranze religiose: Testimoni di Geova e Pentecostali,
alcune popolazioni slave tra cui Sovietici e Polacchi,
i malati psichiatrici e i disabili,




e gli omosessuali [LEGGI: Omocausto, lo sterminio dimenticato dei gay | Domenico Naso | Il Fatto Quotidiano ]







TRIANGOLO ROSA

Io sono creatura
al confine di ogni confine,
oggetto di derisione
...
sospetto
disgusto.

Dal silenzio della gente per bene.
Dall’approssimazione degli storici.
Dalla morale condivisa
tra vittime eterosessuali e
carnefici nazisti,
nasce il mio oblio.

Zitti sul motivo del mio arresto.
Le famiglie chiamano discrezione
la vergogna di un figlio ‘così’.
Zitti sulla mia naturale predilezione
archiviata tra le malattie e le perversioni:
giuste cause di detenzione e sterminio.

Triangolo rosa, omosessuali,
arrestati per l’ardire dell’amore,
siamo morti in 10.000.
Nessun tribunale ci mise nel conto, poi.
Nessuna preghiera per quei morti, poi.
Nessun risarcimento, poi.

A testa alta vado per il mondo,
sopravvissuto anche alla vostra
indifferenza: vi siete ricordati
di invitarmi alla commemorazione?

(Anna Segre)



Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime dell'Olocausto è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, oltre a quattro milioni di prigionieri di guerra.





Se l'Olocausto è diventato il paradigma della violenza estrema generata dall'intolleranza (e dell'indifferenza di cui questa violenza si alimenta), non ci si può dimenticare dei numerosi altri stermini di massa attuati nel corso di tutto il '900, a partire da quello degli Armeni e degli Ellenici (2,5 milioni 1915-1923) per proseguire in giorni più recenti fino a quelli tutt'ora in atto.

LEGGI: Memoria: io così non ci sto | Reset Italia


IL Giorno della Memoria


Solo il pensiero
Per me ritorna
  Tutto il resto e’ stato
Costruito e distrutto
Poi dimenticato
Rievocato e ricordato
.
A volte mi chiedo se
le carezze sono bastate
Se le parole hanno
colto l’attenzione
o meglio se l’intento
e’ riuscito.

Ecco questo mi chiedo
Nel Giorno della Memoria
Nel momento in cui
ogni ricordo e’ vivo
E la tua mano cerca
istintivamente l’altra .

E’ troppo poco
ricordare oggi cio’
che ieri ti ha toccato
e sapere dentro noi
che da qui alla morte …
Molto ancora sfuggira’


(Andrea Moretti - Testo modificato non edito)





venerdì 27 gennaio 2012

In occasione della giornata della memoria.

A chi la memoria lo tormenta tutti i giorni. A chi non è indulgente con sè stesso. Chi si chiede se ha fatto tutto il possibile. Se avrebbe potuto fare meglio. Se è più giusto tacere o raccontare e che non è tranquillo in nessuno dei due casi. A chi è tormentato dall'approssimazione, ma anche dall'oblio.


JUDENRAMPE


La Judenrampe è un binario morto.
Una banchina sulla quale lascerai
le tue valigie, se le hai.
All’apertura del vagone respirerai,
spererai in un sollievo,
di bere, lavarti, riposarti.
Lì rimarranno anche le tue ipotesi di futuro,
mentre corri per ubbidire agli ordini.
I maschi da una parte e le femmine dall’altra.
Avrai paura, ma non ci sarà tempo
per pensare a quello che senti.
La Judenrampe è una bolgia ordinata:
ognuno verrà strappato ai suoi,
ma lo stupore e l’incredulità ti terranno in fila.
Ancora non lo sai.
Che non li rivedrai più.
Non avrai modo di dir loro un’ultima parola,
di farti dare una benedizione,
di indugiare un momento.
Tutto avverrà in fretta,
in un fragore di passi pianti e latrati.
La Judenrampe è un inganno, un trucco.
Mentre ti affanni per capire le regole,
evitare i colpi in testa e guardare
dove mandano tua madre,
non potrai intuire che la fila di sinistra,
la più numerosa,
è un imbuto verso le camere a gas.
Poi ci ripenserai, non potrai farne a meno.
Perché poi saprai cose che prima non potevi
nemmeno immaginare
e tutto sarà banalmente chiaro.
Quel luogo è una porta sul buio,
è l’inizio della tua fine,
anche se ne uscissi vivo,
il che è improbabile.

Anna Segre



"Nella primavera del 1944, il campo di Auschwitz raggiunge il massimo della sua capacità di sterminio. Cominciavano ad arrivare i convogli con gli ebrei ungheresi che dovevano esser sterminati subito. (….) Mai prima d’ora s’era visto uno sterminio di massa di queste proporzioni. Per facilitare le operazioni di selezione e abbreviare il tragitto tra la banchina ferroviaria e la camera a gas, viene costruita all’interno del lager di Birkenau una rampa a tre marciapiedi, che consente ai convogli di fermarsi a poche centinaia di metri dai bunker dei crematori. Verrà chiamata Judenrampe."
F. Sessi Auschwitz 1940/1945 BUR


lunedì 23 gennaio 2012

VIVERE E SOPRAVVIVERE, la settimana della memoria

Tornare a casa dopo lo sterminio: un paradigma della sopravvivenza

L'umanità, la fratellanza con l'intero genere umano, fu già proclamata dalla Rivoluzione francese, ma l'abbiamo incontrata davvero nei campi di sterminio... E' stata l'enormità dei delitti compiuti nel XX secolo a farci provare l'inaudito senso di perdita per l'estinzione di esseri umani a noi ignoti...
Ogni uomo, raccontando la propria storia, racconta la vicenda dell'intera umanità... Il dolore, tutto il dolore, per quanto immane, appartiene alla vita universale e alla vita può fare ritorno
(Antonio Scurati, Il sopravvissuto)



Edith Bruck: «Tu pensi che quando torni da Auscwitz il mondo si inginocchierà e chiederà perdono. In realtà il mondo non ti vuole neppure, sei un sopravvissuto e non sanno cosa fare di te, e nemmeno tu sai cosa fare della tua vita che hai salvato».

Le testimonianze dei sopravvissuti, accolte e rispecchiate dalla poesia di Anna Segre.

venerdì 2 settembre 2011

E DOPO?

Cosa rimane di una madre il cui figlio si suicida?
Come reagisce il mondo attorno a un suicidio?
Cosa dicono gli amici di famiglia, a questa madre/a questo padre?
Cosa 'offre' il sistema sanitario nazionale?
Come reagiscono psicologicamente gli amici/i compagni di chi si è suicidato? I fratelli?
Per esempio: si consigliano colloqui con uno psicoterapeuta da parte della scuola, per la classe di cui il ragazzo faceva parte?
Esiste un'esenzione ticket al dsm per i parenti stretti?

Non c'è nemmeno la parola per dire: madre di figlio morto.
Moglie di marito morto: vedova.
Figlio di madre morta: orfano.
Madre di figlio morto.

Il cursore pulsa da molti minuti senza che io digiti, ma il silenzio non si dice. Punto.

sabato 11 giugno 2011

CAMBIARE

L'anima predilige l'esperienza della morte per introdurre la trasformazione. Considerato in questo modo, l'impulso suicida è una pulsione di trasformazione che si esprime, più o meno, in questi termini:
'La vita, come si presenta attualmente, deve cambiare. Qualcosa deve cedere. E così sempre di nuovo, giorno dopo giorno, è una favola raccontata da un idiota. Il modello deve arrivare a un arresto completo. Però, poichè non posso far nulla sulla vita là fuori, avendo già tentato tutto quello che c'era da tentare, la farò finita qui, nel mio corpo, quella parte del mondo oggettivo sulla quale ho ancora potere. Io metto fine a me stesso'
(...)
Porre una fine a se stessi, significa arrivare alla propria fine, cercare la fine o il limite di ciò che si è, al fine di arrivare a ciò che non si è... ancora.

James Hillman, da Il suicidio e l'anima