La paziente arrivò perchè non poteva più aspettare: il collega da cui era in cura, malatissimo, stava ancora in ospedale.
Zoppicava come se avesse l'anchilosi dell'anca, io pensai che fosse per quello.
Era una forza della natura, questa paziente, grande grossa e aperta, parlava bene, scandendo e guardandomi dritta in faccia.
A 16 anni aveva tentato il suicidio lanciandosi dalla finestra. Perchè? Perchè la classe docente di quel liceo classico non l'aveva valutata correttamente, i voti non corrispondevano alla sua preparazione e non avevano, nessuno di loro prof, voluto reinterrogarla per verificare. Era indignata, ancora, 20 anni dopo il salto, e ricordava l'onta di quel rifiuto come l'implicito giudizio che presumeva la sua 'vera' preparazione. La rabbia era nuova, inalterata dal tempo passato, rinnovata dalle rifelssioni di adulta (poi si era laureata in giurisprudenza).
Il mio stesso liceo, poi chiedendo i particolari per la cartella.
La mia stessa sezione. Solo 10 anni dopo. Gli stessi che avevano salvato me, avevano quasi ammazzato lei.
dimmi che guarira', che il rifiuto si ridimensiona, che l'abbandono si digerisce prima o poi, come una cena pesante, che il bello deve ancora venire, che nn finisce come un libro giapponese, senza vie di fuga, dimmi che l'amore esiste anche per chi eìha avuto una falsa partenza.
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