Ci sarà un perché. Non è possibile che la classe insegnante sia cambiata così tanto negli ultimi vent’anni. E invece sì.
L’hanno fortemente voluto. Che non ci fosse più una scuola pubblica.
E i nostri maestri li hanno:
- sottopagati
- degradati socialmente (un maestro/professore non ha più la stessa valenza sociale, la stessa sacrosante importanza che aveva quando io avevo 14 anni)
- ridotti a rispettare programmi improbabili con schede di correzione degne della scuola guida.
Oggi insegnare è una magagna, sei un baby sitter odiato e minacciato di denuncia, assediato più dalla burocrazia dell’apprendimento, che interessato a ogni singolo studente (come era quando io avevo 14 anni. E sono stata SALVATA dalle istituzioni).
La classe diventa una massa ostile di persone, non sei rispettato, né dagli studenti né dalla società, e comunque hai delle serie difficoltà a pagare l’affitto.
Questi insegnati qui sono stati forgiati dall’obbiettivo: distruggiamo la scuola pubblica, fomentiamo la scuola privata e che studi solo chi se lo può permettere. Una logica pre-napoleonica da nobiltà feroce e impunita. Risalendo la scala dell’impunità, abbiamo, siore e siori, il punto d’origine: una classe politica miope e ladra.
L'azione e la responsabilità personale da un lato / la crisi dell'istituzione, l'abbandono politico e sociale dall'altro.
RispondiEliminaI tuoi interventi, Anna, complementari l'uno all'altro, sollevano due ordini diversi di problemi. Penso che sia un discorso molto complesso e da affrontare punto per punto. Cosa che vorrei fare insieme a te.
Oggi però s'impone una notizia della nostra cronaca locale, perciò scelgo di riportare quella.