A me la maestra Longo mi ha salvato: la diretta proporzionalità tra la mia pagina di A e il suo voto era come il regno di Artù in cui la giustizia trionfava e i buoni vincevano, cosa che a casa mia non si poteva di certo dire.
Per non parlare della Vellone, ruvida e bellissima, che amai fin dal primo momento per tutto l’anno della quinta elementare ogni giorno, beandomi della sua mano messa alla napoleone sullo stomaco e della sua voce allegra.
E poi come dimenticare la Mocavini, che faceva tutte le materie del quarto ginnasio, o almeno così sembrava a me, meravigliosa minuscola Mocavini, inflessibile e rigida, costretta a darmi 10 in greco perché non sbagliavo nemmeno gli spirito, aspro o dolce che fosse, che fingeva non le fossi simpatica, ma mi adorava.
La Di lorenzo, quella di greco primo e secondo liceo, cui piacevano le mie pindariche interpretazioni sui reconditi motivi delle tragedie sofoclee. Malgrado la mia obesità, mi fece sentire di esistere.
E poi quella di anatomia. Che mi bocciò, ma aveva perfettamente ragione: non si può andare all’esame di anatomia e non sapere le CORONARIE! Sembrava una suora laica, era molto dedita all’istituto e agli studenti, mi piaceva: era abnegata alla causa dell’apprendimento poiché nulla è più mnemonico dell’anatomia.
E poi Lorenzini, che fece di me una psicoterapeuta, il Silente della mia carriera accademica.
I buoni ci sono, facciamo i nomi, dannazione!

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