ESEMPLARE PUNIZIONE
Tu mi rispondi?
E io ti metto un voto basso.
Tu mi sfidi?
E io ti boccio.
Ti faccio vedere io come si educa una persona.
Non è per darti una preparazione
Non è per seguire una crescita
che nel singolo ha la sua moltitudine
la sua rappresentazione.
No.
Io ne faccio una questione di potere.
E fingo un principio istituzionale
mentre ho una debolezza
personale.
Seduta num 45 con F.
Come va? - F. ha un sorriso tirato -
‘bene. Male. Lo sai che mi hanno bocciato?’
come bocciato? Ci stava sta bocciatura o c’è qualcosa…?
‘hanno sempre ragione loro.’ - abbassa gli occhi, ma non è vergogna, è rabbia da non manifestare troppo –
In che senso, scusa?
‘ma sì, ma sì, prima ti fumi gli spinelli con me e poi mi metti un voto che non mi merito. Ma come si fa a essere preparati a questo? Io cazzo non ero preparato!’
Aspetta, vai con ordine. Che è questa cosa di fumare assieme, prima.
‘lui, il prof, spesso stava con noi lì fuori, fumava con noi, capisci? ‘
eh. E poi?
‘questo senzapalle stava lì a fare l’amico, non so se rendo. Rendo?’
ci parlavate delle cose vostre?
‘eh, sì. Sai, sembrava che semplicemente lui avesse più potere di noi, ma un potere buono ci faceva sentire bravi, veramente bravi. Noi. Ma chettelodicoaffà, il punto non è essere bravi, cazzo. Sembrava che lui fosse come noi. Un amico, anche, capisci?’
E?
‘E invece al dunque, nelle ultime lezioni mi ha insultato, mi ha messo due note e un’insufficienza tale da fare media e agli scrutini, ovvio, m’ha affossato… Ma non è solo lui. E’ l’insieme delle cose che mi manda ai pazzi.’
Come insultato?
‘taci e non rompere le palle, testa di cazzo: come lo vogliamo chiamare?’
Insulto. E’ l’insieme delle cose, dicevi…
‘cioè. E’ la terza volta che mi bocciano. Ti rendi conto?’
Di cosa? Dimmi tu che senti, che pensi
‘la gente penserà: è lui –intendendo me – che ha qualcosa che non va. Se l’han bocciato tre volte, un motivo ci sarà. M’addanna che si possa pensare di me questo.’ - scuote la testa, più che rabbia, rassegnazione. -
Ed è sbagliato? Ingiusto?
‘Cazzo. E’ ingiusto, ma soprattutto mi sporca, mi blocca, non so più che fare per riavere la mia vita.’
Come la mia vita?
‘senti: se non vado avanti in questa scuola, non so proprio che fine farò.’
Cioè: se non fai questa scuola, non potrai fare altro?
‘io penso che questa è la mia possibilità. Questa è la strada che devo fare. Loro…’
loro chi?
‘loro i prof. Pensano che faccio il furbo. Io non faccio il furbo! Io non sono impreparato!
Ma come faccio, se i voti non corrispondono a quello che ho eseguito?!
Come faccio, se parlo e le cose che dico vengono travisate?
Come faccio, se studiare non basta, rispondere alle domande non basta, essere corretto non basta?!’
che effetto ti fa essere stato bocciato per la terza volta?
‘no, senti, non mi si venga a dire che è per il mio bene! Questa è una gogna. Non è questione di dirlo ai miei o agli amici: io mi vergogno con me stesso! Sono incazzato come stesso. Sono confuso. Non so cosa pensare di me stesso. Hanno ragione loro, devo credere alle loro valutazioni, o alla mia percezione di quello che succede?
Non riesco a sperare, a vedere l’anno prossimo. Come farò l’anno prossimo? Ci saranno sti ragazzini di tre anni meno di me che mi prenderanno per ritardato, mica è colpa loro, però nemmeno mia! Non ho più gli stessi interessi dei miei compagni di classe, capisci? Né la stessa statura. Né gli stessi peli, eccheccazzo!’
Che programmi hai ora? Che vuoi fare?
‘ecco! Ecco! non lo so! Di nuovo sotto lo schiaffo di questa gente mi da la nausea. Rinunciare è come se rinunciassi al mio futuro. Troverò qualche lavoretto quest’estate, ma davvero non so che fare l’anno prossimo.’
- rabbia impotenza frustrazione -
Possiamo aiutarlo?
La scuola prevede qualcosa per il suo bisogno di confronto e di sostegno psicologico?
E, sempre sempre sempre: chi valuta i valutatori?
Lettera aperta del genitore di un'alunna:
RispondiElimina"Ho provato forti sentimenti di rabbia e di pena e grande preoccupazione per mia figlia e per tutti gli adolescenti che vengono bocciati nella scuola dell'obbligo, la scuola pubblica. Li state marchiando di incapaci. Gli chiudete ogni canale di comunicazione, odieranno la scuola per il resto della loro vita..."
Secondo i fautori del rappel à l’ordre nella scuola italiana già richiamato nel post precedente, uno degli strumenti da usare per accentuare il carattere selettivo e tornare a un maggior rigore nella scuola italiana è la bocciatura. L’argomentazione è semplice e suona più o meno così: “Bisogna far capire agli studenti che la scuola è una cosa seria. E dunque è giusto bocciarli se non hanno imparato. Basta con le promozioni generalizzate che premiano anche chi non sa nulla”.
RispondiEliminaGuardiamo qualche dato?
Innanzitutto l’entità del fenomeno. Dai dati del MIUR si scopre che durante il periodo dell’obbligo scolastico i ritardi scolastici arrivano in media al 25% nei primi due anni di scuola secondaria superiore (con percentuali differenziate per indirizzi scolastici: meno nei licei, più nei tecnici e professionali). E’, però, già nella scuola media (secondaria di primo grado) che cominciano a manifestarsi in modo significativo, giungendo fino al 10%, dopo essere rimasti molto contenuti alle elementari (4% circa).
È importante riflettere innanzitutto sulle bocciature (o ritardi scolastici) alle medie perché come ha dimostrato Daniele Checchi in una sua ricerca su dati Isfol-Plus 2006, manifestare delle difficoltà scolastiche nei primi ordini di scuola vuol dire avere il 23% (14,5% per la generazione più giovane) di probabilità in più rispetto a un individuo con percorso regolare di non conseguire un diploma di maturità...
già Don Milani e i suoi ragazzi di Barbiana nel 1967 sostenevano che bocciare nella scuola dell’obbligo non è una soluzione ai problemi degli studenti in difficoltà e che "le difficoltà andavano recuperate, non punite".
E allora perché le bocciature e i richiami a un inasprimento di questa pratica possono essere popolari?
Beh, forse per i motivi finto-nostalgici di cui abbiamo già parlato. La bocciatura mette d’accordo chi vuole (a qualsiasi livello) una scuola più selettiva e di classe, e quegli insegnanti che, anziché farsi carico dei bisogni specifici d’apprendimento di ogni allievo, preferiscono chiedere agli allievi di adeguarsi ai propri standard. Di modo che, bocciatura dopo bocciatura, non possano finalmente avere la classe che desiderano: quella con gli studenti ai quali non hanno bisogno di insegnar nulla.
Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/capitale-umano/come-sfiga-bocciatura-ci-vede-benissimo#ixzz1RW5HYVes